Takoua Ben Mohamed – Il fumetto intercultura

Takoua Ben Mohamed

Un’intervista per capire chi c’è dietro ad un velo indossato per scelta.

A volte le coincidenze della vita sono solo apparentemente casuali, così tutto sommato non è strano incontrare una persona mai conosciuta prima, per due volte nel giro di una manciata di giorni, in due luoghi lontanissimi tra loro. Non è strano se questi due luoghi ospitano eventi di assoluto rilievo e si ha il vero desiderio di approfondire la conoscenza di un argomento. Mi trovavo al Festival Internazionale del Giornalismo 2014 a Perugia e per una manciata di minuti ho mancato l’intervento di Takoua Ben Mohamed. Poco tempo dopo, al TEDxMatera, ho avuto l’occasione di parlarle e questo è il racconto della sua storia attraverso il punto di vista delle mie domande. – Matteo Piselli –

Ciao Takoua, puoi farci una brevissima descrizione di chi sei e che fai nella vita?

Mi chiamo Takoua Ben Mohamed e sono nata e cresciuta nel sud Tunisia sotto la forte oppressione dell’ex governo di Ben Ali durante gli anni ’90. Faccio parte di una famiglia rivoluzionaria di oppositori del governo e sono figlia di un ormai “ex” rifugiato politico: sono arrivata in Italia – a Roma – all’età di 8 anni per conoscere papà e per allontanarci dall’oppressione. Dalla Tunisia ho portato con me solo una cosa, la mia passione per il disegno. Fin da bambina il disegno è stato un mondo in cui rifugiarmi dalla realtà in cui vivevo, era il mio modo di sognare. Dopo l’arrivo in Italia le difficoltà non finirono, ci fu l’integrazione, essendo una bambina di un’altra cultura, un’altra lingua ed un’altra religione, ancora in fase conoscitiva del padre. Non è stato facile per me il cambiamento: i primi giorni di scuola non parlavo, se volevo una cosa la disegnavo. Era il modo più facile per capirci, ed era molto divertente xke oltre al gioco dell’interpretare i disegni facevano di tutto per farmi parlare e dire almeno una parola. Takoua Con il tempo la fase del silenzio è stata superata, ed è stata la volta del velo. Lo indossai all’età di 11 anni, una decisione che ho preso da sola, ed è stata davvero una scelta azzardata per una bambina in quel periodo. Era un anno dopo l’11 settembre, tutti i riflettori erano puntati su questo indumento religioso, in modo negativo, ed era stato molto strumentalizzato a livello politico, solo chi lo conosceva sapeva il vero significato del velo. A dir la verità non ho scelto di metterlo solo per motivi religiosi ma anche per provare su di me ciò che affrontavano ogni giorno le mie sorelle più grandi, cioè i pregiudizi, razzismo, accuse di terrorismo, e alla fine è successo anche a me. Una semplice ragazzina di 11 anni nel mio primo giorno di velo accusata di essere terrorista, e la cosa più grave è che erano altri bambini ad accusarmi, per qualcosa che io non avevo fatto, che non sapevo cosa fosse e cosa significasse e forse nemmeno loro sapevano di cosa parlavano. Sapevo solo che avevo fatto la scelta giusta, che avevo un motivo per andare avanti in questa mia scelta. Da subito ho iniziato a partecipare con la mia famiglia ad eventi culturali, di volontariato e spesso aiutavo nei preparativi anche se allora facevo piccole cose, ma già mi sentivo utile, parte di qualcosa. Ovviamente la passione per il disegno c’è sempre stata e con l’aiuto di mio padre, della mia famiglia e degli amici sono stata incoraggiata a creare fumetti sulle tematiche degli eventi a cui partecipavo.

Tavola pubblicata nel libro ''il velo nell'islam, storia, politica, estetica" Renata Pepiccelli, Carocci Editore.

Tavola pubblicata nel libro ”Il velo nell’Islam. Storia, politica, estetica” di Renata Pepiccelli, Carocci Editore.

Il mio primo fumetto l’ho scritto e disegnato a 13/14 anni: parlava del velo e dei pregiudizi, ed era stato messo in mostra in un evento culturale a Roma in collaborazione con varie associazioni tra cui la Moschea di Centocelle di cui è responsabile mio padre. Poi seguirono altre mostre, altri eventi sulla Palestina con organizzazioni umanitarie in cui ero volontaria, convegni in cui ero attiva come giovane musulmana, e poi anche politici. Un giorno la prof. Renata Pepiccelli dell’Università di Bologna ha pubblicato una mia tavola di fumetto sul velo nel suo libro Il velo nell’Islam. Storia, politica, estetica e da lì un giornalista ha tirato l’altro =) =) =)  un evento ha tirato l’altro =) fino ad oggi, fino a pubblicare mensilmente su piattaforme online e fare sceneggiature per una produzione TV, oltre agli studi all’Accademia di Cinema d’Animazione xke vorrei portare il progetto del fumetto Intercultura anche al cinema d’animazione… Non ho mai abbandonato la mia attività di volontariato in associazioni culturali, giovanili e umanitarie: oltre ad essere una passione e un mondo che mi ha aiutato a crescere e mi aiuta tutt’ora, è anche la fonte della mia ispirazione. Si racconta una verità, si trasmette una verità, a partire dalla mia esperienza personale che rispecchia anche l’esperienza di moltissime, forse tutte, le ragazze che indossano il velo in occidente. Parlare della primavera araba, della dittatura dal punto di vista della bambina che ero allora, di razzismo e razzismo all’incontrario, di razzismo in tutti i suoi mille volti, quello che si vive e si vede vivere tutti i giorni, facendone risaltare anche il lato ironico…

Noi due non potremmo essere più diversi, per età, estrazione culturale, geografica, religiosa, eppure ci siamo subito confrontati a viso aperto senza pregiudizi di sorta. Secondo te il contesto amichevole del TedXMatera può averci aiutato?

Ho imparato ad essere parte di questa società senza dimenticare da dove vengo, nonostante la lunga assenza dal mio Paese. Ho imparato ad essere italiana e allo stesso tempo tunisina, una via di mezzo forse, o forse non mi sento né una né l’altra quando mi fanno sentire diversa xke non sono italiana o vado in Tunisia e mi danno dell’italiana xke vivo e son cresciuta fuori e non conosco bene il mio Paese. Crisi d’identità? Ovviamente scherzo, ma il punto è che non sono l’unica a sentirsi così. Tutti coloro che sono nati o anche solo cresciuti in Italia si sentono tutto e niente, tutto o niente…è strano anche da spiegare. Abbiamo comunicato bene al TEDxMatera grazie all’apertura mentale sia da parte mia che da parte vostra di accettare e farsi accettare così come si è: è una ricchezza trasmettere e ricevere allo stesso tempo da entrambe le parti. La verità è che sono stata sempre appassionata di tutto ciò che riguarda la cultura, qualsiasi cultura, ed essere come si dice “diversi” in un posto è una ricchezza davvero grande e secondo me il TED in generale oltre a quello di Matera è fatto per trasmettere idee e soprattutto cultura di qualsiasi genere.

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Entrambi siamo a nostro modo un punto di contatto tra due mondi: io tra analogico e digitale, tu tra quello musulmano e quello cristiano. Io credo che il dialogo tra queste due culture passi dalle persone come te, che appartengono ad entrambi i contesti e ne conoscono le giuste chiavi di lettura, sei d’accordo? Ti senti fortunata per questa opportunità?

Mi sento fortunatissima ad avere una doppia cultura ma essere un “ponte” è una grande responsabilità a mio parere. Ho visto molte scene tristi di persone che vivono qui a cui non interessa davvero nulla del dialogo interculturale e religioso tanto da smontare il lavoro di altre persone che dedicano il proprio tempo per questo dialogo. Ho visto altri non accettare questo dialogo nel loro Paese, un’altra scena triste, e questa è la prova che c’è molto da lavorare sul dialogo, sull’apertura mentale, sulla cultura e soprattutto sul rispetto reciproco.

Uno dei temi che ti ho sentito trattare con maggior efficacia è il “razzismo all’incontrario”. Puoi spiegarci di cosa si tratta?

Si parla molto di razzismo, ma si parla di razzismo contro i neri, musulmani, cinesi ecc. ma non si parla mai di razzismo all’incontrario. Come dicevo prima ci sono persone a cui non interessa nulla del dialogo, della cultura e del rispetto: non parlo solamente di italiani che generalizzano ma anche di stranieri che fanno la stessa cosa. Generalizzano gli italiani dando loro dei razzisti, e questo non va bene: c’è il buono e il cattivo da tutte le parti, in qualsiasi cultura.

Matteo e Takoua

Uno dei nostri numerosi punti di contatto è stato l’amore incondizionato per l’arte del Maestro Miyazaki: non trovi incoraggiante che entrambi siamo tanto attratti da una cultura che è per entrambi estranea?

In un’altra intervista mi hanno chiesto come può essere il fumetto un mezzo d’integrazione. Una delle prove è proprio che io e te abbiamo la passione per il cinema d’animazione del grande maestro Miyazaki. Il fumetto non è italiano e non è nemmeno tunisino, ma come è arrivato in Italia portando con sé tutta la sua cultura è arrivato anche nel resto del mondo portando ugualmente con sé tutta la sua cultura. La stessa cosa vale per il cinema di Miyazaki che è riuscito a far arrivare il cinema che vuole dove vuole: questo suscita la mia ammirazione e mi rende ottimista per quanto riguarda il mio progetto.

La tua presenza nei social media, soprattutto Facebook, si nota fortemente. Ritieni questo mezzo efficace per far conoscere il tuo pensiero e per confrontarti sulle tematiche molto delicate che tratti?

Ormai il mondo è digitale, le notizie girano molto più velocemente e hanno un pubblico più vasto sui social network rispetto a TV e giornali cartacei. È anche il luogo in cui tutti possono dire qualcosa, tutti possono esprimere il proprio parere su tutto. social media influenzano molto il mio lavoro ma in positivo. Oltre a dare molta visibilità alle mie pubblicazioni ed arrivare ad un pubblico molto vasto, è anche un modo per arrivare più facilmente ai lettori, capire il lettore e le sue opinioni, il punto di vista, ed essere sempre in contatto con chi come me le storie le vive!

“Ti strappo pubblicamente una promessa (che a voce mi hai già fatto): vorrei che tu venissi a parlare di integrazione ai bambini della scuola elementare di Perugia, non mi viene in mente nessuno che possa farlo meglio. Ci stai?”

La risposta è Sì, ma non ti voglio ancora parlare dei particolari xke voglio preparare bene gli argomenti per coinvolgere i bambini e stimolarli all’azione…sono ancora in fase di studio insomma: ci devo lavorare un po’!

Grazie Takoua ci vediamo a Perugia!

Takoua Ben MohamedChi è Takoua?

Takoua Ben Mohamed è un’illustratrice tunisina nata a Douz e cresciuta a Roma. Si è dedicata al graphic journalism in giovanissima età, in particolare su tematiche come l’infanzia sotto la dittatura di Ben Alì, la Primavera araba, pregiudizi e razzismo, al fine di raccontare con la sua arte realtà che per molti sono sconosciute. Twitter Facebook

Matteo Piselli

Autore Matteo Piselli

Nato tra la fine dell’epoca analogica e l’inizio di quella digitale, da 15 anni combatto contro la carta sulle scrivanie, ma qualcosa deve essere andato storto!

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