Social media e ragazzi: tra competenze e consapevolezza

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Dopo la guida per i genitori di Katia D’Orta, continuiamo a parlare di cyber bullismo e altri usi distorti delle nuove tecnologie. Interviene sull’argomento Emma Pietrafesa, ricercatrice e professionista della comunicazione che ho avuto il piacere di conoscere tramite Wister, la rete di donne di cui facciamo parte entrambe. Emma parteciperà domani a Todi al learning meeting gratuito “Social media, ragazzi e cyber bullismo“.
Ecco un’anticipazione del suo intervento.

-Cinzia Del Manso-

Lo stereotipo dei nativi digitali spesso veicola il grande equivoco che i giovani conoscano tutto della Rete e siano abili esperti informatici; in realtà essi sono sì abili utenti, ovvero hanno la dimestichezza e manualità necessaria nell’accedere velocemente ai sistemi e piattaforme digitali, poiché ne hanno assorbito in giovane età le metafore d’uso; tuttavia proprio per questo, i cosiddetti “nativi digitali” devono poter conoscere adeguati strumenti conoscitivi e metodologici per affrontare Internet e tutte le manifestazioni sociali e tecnologiche che ne possono derivare, con la consapevolezza di quello che può accadere in un contesto in cui l’informazione e la condivisione istantanea non lascia abbastanza tempo alla riflessione, interiorizzazione e ricezione del messaggio. La rete infatti anche in questo senso è social e amplifica le dinamiche psicologiche e sociali umane: riassume digitalmente le strutture sociali spontanee umane, replicandone le dinamiche, le regole e le distorsioni.
Proprio l’uso distorto delle nuove tecnologie di comunicazione ha contribuito alla nascita e diffusione del fenomeno delle cyber molestie, ovvero utilizzo delle ICT e/o di altri strumenti tecnologici per perseguitare incessantemente individui, o gruppi di individui, con l’intenzione di spaventare e/o imbarazzare la vittima e/o rovinarne la reputazione, furto dell’identità reale e/o in rete della vittima, distruggere dati, sfruttare e molestare sessualmente la vittima, ecc.
Dopo Canada e Stati Uniti, anche in Europa, negli ultimi anni il trend del fenomeno è in crescita se confrontato con gli ultimi dati secondo i quali  il 51% dei bambini europei possiede uno smartphone e il 45% lo utilizza quotidianamente per navigare online, mentre il 20% possiede un tablet ed il 30% lo utilizza quotidianamente per accedere a Internet.

Quale è la situazione in Italia?
Il 60% dei nostri ragazzi naviga online tutti i giorni o quasi con una media di 2-3 ore al giorno. Il 57% degli internatuti di età compresa tra i 9 e 16 anni ha un profilo di su un sito di social network: il 35% di questi profili è pubblico ovvero visibile a chiunque. L’Italia inoltre registra una elevata percentuale di ragazzi che accedono al Web senza la supervisione di un adulto (62%), mentre in merito agli accessi informatici che avvengono all’interno delle scuole detiene la percentuale più bassa in Europa (solo il 36%).
Infatti la conoscenza e l’uso di accorgimenti tecnici per le impostazioni di sicurezza e privacy è ancora relativamente basso: solo il 21% dei genitori predispone filtri e blocco ai siti e di questi solo il 15% tiene traccia della cronologia dei siti web visitati dai propri figli.
Secondo la ricerca Eu Kids Online i rischi online più diffusi per i bambini italiani sono: per il 18% essere esposti a contenuti offensivi e potenzialmente pericolosi (incitazioni all’odio 12%; all’anoressia 10% forme di autolesionismo 7%, consumo di sostanze stupefacenti 7%, suicidio 5%); per il 6% uso improprio dei dati personali (password 7%, informazioni personali 4%, truffe online 1%), ed esposizione alle immagini sessuali (7%).
I dati sull’incidenza del sexting (4%), incontri offline con i contatti online (4%) e bullismo online (2%) sono al momento inferiori alla media europea (6%). Tuttavia va considerato che i bambini italiani hanno meno competenze nell’uso di internet rispetto alla media dei coetanei europei. Infatti proprio il fenomeno del cyberbullismo e la ricezione di messaggi sgradevoli o offensivi turba maggiormente i nostri ragazzi: il 27% sostiene di essere ‘molto turbato’, il 47% ‘abbastanza sconvolto’ e il 12% ‘un po’ sconvolto ‘da messaggi sgradevoli o dannosi in linea.
È evidente che ridurre l’impiego e/o imporre il divieto dell’utilizzo dei social media al fine di ridurne i rischi comporterebbe solo il perdurare e perpetrare dell’attuale situazione di esclusione e ritardo  digitale dei bambini italiani nel contesto europeo e mondiale. Il mondo non sta cambiando, il mondo è già cambiato ed è necessario incoraggiare in questo senso la ricerca di contenuti positivi on-line, favorendo e facilitando però un’adeguata conoscenza delle competenze necessarie affinché i nostri ragazzi possano essere cittadini non solo italiani ma del mondo intero. Ai nostri ragazzi andrebbero trasmessi gli strumenti necessari per imparare a cogliere tutte le opportunità ludico-personali e professionali-lavorative che le nuove tecnologie e il web metteranno, e in realtà hanno e stanno già mettendo in campo, dando al contempo però le conoscenze e competenze necessarie per fronteggiarne i possibili rischi.

Locandina CYBER BULLISMOIn quest’ottica la rete Wister e Stati Generali dell’Innovazione, insieme al Comune di Todi e con la collaborazione di altre istituzioni e associazioni, hanno organizzato una giornata di formazione gratuita su “Social media, ragazzi e cyber bullismo” che si terrà domani, sabato 22 marzo, in Umbria a Todi, presso i Palazzi Comunali in Piazza del Popolo.
Perché un concreto percorso di alfabetizzazione digitale rivela, sottolinea ed evidenzia la necessità di promuovere una cultura digitale che consenta non solo di sapere utilizzare le nuove tecnologie, cogliendone il valore per le opportunità di sviluppo personale e professionale in questo nostro mondo globalizzato, ma anche soprattutto di acquisire una forte consapevolezza d’uso delle tecnologie stesse anche in relazione ai rischi connessi.

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credit immagine di copertina: Toca Boca via photopin cc

Emma Pietrafesa

Autore Emma Pietrafesa

Ph.D., ricercatrice a contratto (INAIL Settore Ricerca), cultrice della materia presso le cattedre di Storia delle relazioni internazionali e Storia del giornalismo (Università LUMSA), Comunicatrice. Lavora nel settore comunicazione e ricerca con focus su tematiche di genere, impatto ICT e nuove tecnologie sugli stili di vita, social media e social network, salute e sicurezza sul lavoro. Responsabile coordinamento editoriale Rivista accademica RES PUBLICA (Università LUMSA). Collabora con la testata giornalistica online Power-gender.org. È socia dell’Associazione di Stati generali dell’Innovazione e dell’Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale. Fa parte della rete WISTER (Women for Intelligence and Smart TERritories). Ha al suo attivo (italiano, francese e inglese) una trentina di pubblicazioni di vario genere (articoli, saggi, monografie) e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche.

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