Studio di un hashtag

Siamo un popolo di creatori di hashtag. Li ideiamo seguendo la nostra fantasia oppure ispirandoci a quelli dei grandi marchi o delle campagne delle agenzie. Li usiamo e abusiamo talmente tanto da rischiare di far sparire le conversazioni digitali sostituendole con una cacofonia di hashtag del tutto inutili.

Per questo motivo quest’anno, anziché concentrare le mie lezioni sullo sviluppo di una campagna di comunicazione Twitter, ho deciso di dedicarle allo studio dell’hashtag guidando gli studenti del Master in Comunicazione delle Scienze dell’Università di Padova in tre diverse attività pratiche di utilizzo.

studio hashtag

STORYTELLING

educational hashtag

Due anni fa ho definitivamente dismesso la vecchia pratica dell’elevator pitch per sostituirla con quella che, in assenza di letteratura e di pratiche condivise, ho autonomamente definito “social pitch“. È con il social pitch che inizio ogni lezione attualizzando la catch phrase e trasformandola (c’è bisogno di dirlo?) in un hashtag.

Il mio catch hashtag per il Master 2013 è #thinkvisual. Su questo gli studenti hanno imparato a lavorare, giorno dopo giorno, prima copiando i tweet che comparivano nelle mie slide per scandire i concetti chiave delle lezioni, poi in modo del tutto autonomo cercando di narrare con i tweet quanto veniva detto a lezione.

Ne è risultato un libro di testo suddiviso in 5 capitoli – con paragrafi rigorosamente di 140 caratteri – che è servito a fissare i concetti principali e che continua ad essere utilizzato come check list ogni qualvolta si realizza una dashboard.

CONTENT CURATION

content hashtag

Dopo un mese, ormai pronti ad abbandonare il nido e a cinguettare da soli, gli studenti hanno progettato il tweetup per tutti gli eventi legati alla visita del Premio Nobel per la fisica Brian Schmidt a Padova.

In un brainstorming condiviso via googlegroups hanno individuato un hashtag breve, univoco, accattivante, idoneo alle operazioni di misurazione e soprattutto rappresentativo perché, come sempre succede nelle conferenze, la vita di un hashtag è breve ma intensa, tanto che spesso questo si sostituisce al nome dell’evento. Cosa che si è puntualmente verificata con #nobeltalks.

Scopo di questa serie di tweetup legati a #nobeltalks era documentare gli eventi: una pratica in uso nei convegni scientifici dal 2007 quando Twitter ha sostituito Friendfeed come media informale del mondo scientifico.

Ma vi era anche uno scopo secondario, non meno importante, ovvero tentare di avvicinare gli studenti dei licei padovani – soprattutto dei licei scientifici – all’uso di Twitter. Per raggiungere questo obiettivo su ogni sedia è stato appoggiato un foglio con l’hashtag ufficiale e gli studenti del Master sono passati tra le file di liceali insegnando, a chi lo desiderava, ad attivare un account oltre ai rudimenti lessicali per twittare. Il 13% dei tweet della conferenza è arrivato proprio da questi twitterer ancora nel guscio.

Tutta l’esperienza è documentata con articoli e infografiche nel sito NobelTalks, realizzato dagli studenti del Master.

ENGAGEMENT

engagement hashtag

E siamo arrivati all’ultimo livello: usare gli hashtag non più solo per informare ma per comunicare. Bisogna quindi andare oltre l’hashtag ufficiale e cercare quelli che permettono di attivare conversazioni. Quale banco di prova migliore di #italy4science, la giornata italiana dell’informazione scientifica, organizzata proprio da studenti universitari dei maggiori atenei italiani?

Per ognuno dei temi della conferenza sono stati esplorati gli hashtag funzionali allo scopo. Ad esempio per il tweetup sui vaccini non ci si è affidati solo all’hashtag #vaccini, perché quello è un flusso di conversazioni dove i twetterer hanno già un’opinione pro o contro l’uso della vaccinazione. Si è cercato piuttosto di trovare delle categorie interessate a ottenere nuove informazioni su un argomento non del tutto noto.

Ci si è allora orientati su hashtag come #mamme, #futuremamme e #gravidanza dove è maggiore il numero di twitterer che si confronta per la prima volta con il problema. Lo stesso è stato fatto per la sessione sugli OGM, dove allo scontato #ogm sono stati preferiti hashtag come #kmO o #alimentazione.

Il tweetup è riuscito benissimo. Gli hashtag scelti non solo hanno stimolato conversazioni, ma sono quelli che hanno originato il maggior numero di retweet.

Ovviamente, come si conviene in tutte le conferenze scientifiche che hanno molto share su twitter e poco sui media tradizionali, sia per #nobeltalks che per #italy4science è stata anche studiata una catch phrase – o forse è meglio dire twitter phrase – per lanciare l’hashtag. Ma questa è un’altra storia…

ritratto cristina rigutto

Autore Cristina Rigutto

Laureata in economia, Master in comunicazione delle scienze, speaker, sono docente (e scrittrice) di comunicazione visiva e comunicazione scientifica digitale, e tengo corsi e seminari di comunicazione per la ricerca e di comunicazione in pubblico, tra i quali il coaching relatori al TEDx Padova. Studio, ricerco, e sperimento costantemente, strumenti e modelli di comunicazione visiva applicabili alla comunicazione scientifica via social media. Cristina Rigutto on Google+

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