Social, società e futuro: i pensieri sparsi di Claudio Gagliardini

Claudio GagliardiniOggi su Cowinning abbiamo il piacere di ospitare uno tra i professionisti di riferimento del mondo dei social nwtwork italiano: Claudio Gagliardini. Pioniere della comunicazione social, sempre pronto a collaborare, con una propensione e un approccio alla vita quotidiana e professionale positiva che lo caratterizza, Claudio è un vero riferimento in rete ma, guai a chiamarlo “influencer”! Gli abbiamo chiesto di regalarci le sue riflessioni, #pensierisparsi (come ama chiamarli lui), a proposito della situazione attuale, del futuro dei social e della società italiana. Ringraziamo Claudio Gagliardini, perchè ciò che ha condiviso con noi va oltre il semplice parere personale. Siamo convinti che quando si sfiorano valori come l’onestà, la disponibilità, la creatività, la capacità di adattamento, è il caso di fermarsi, scendere dalla “giostra social” e riflettere insieme sulla direzione che ognuno sta prendendo. Spunti sui quali pensare ne avremo un bel po’!
– Rosa Giuffrè –

#pensierisparsi sulla società futura

Parlare a ruota libera sul futuro che ci attende? Iniziamo dalla società che verrà.
Credo che la società che ci attende sarà sempre più interconnessa ma, per assurdo dobbiamo aspettarci una società piuttosto disgregata, popolata da forti individualismi e sempre più afflitta da enormi differenze, nonostante la spinta globalizzante che da anni sta spingendo il mondo e le popolazioni ad omologarsi.

La definizione di “società liquida” è del sociologo Zygmunt Bauman, secondo il quale, nella società contemporanea, si sono “liquefatti” i legami tra gli individui, i legami sociali tendono a disgregarsi e a diventare sempre più effimeri. Liquidi, per l’appunto.

Per contro, gli esseri umani sono sempre più connessi e la rete li avvicina (a volte pericolosamente) e li rende spettatori e attori di un’unica realtà, sempre più simile alla trama di una fiction che alla storia.

In questo panorama, per i più desolante, personalmente riesco ad intravedere una grande opportunità per il genere umano, che però dovrà quanto prima imparare ad utilizzare le nuove e dirompenti tecnologie che lo stanno ibridando con lo scopo di solidificare quanto più possibile quel che resta della società, trovando nuove strade e disconnettendosi dal “plot” che la politica e i poteri economici ci propongono quotidianamente, per completare il processo globalizzante secondo i propri interessi.

Quelli che in molti banalizzano come “teoria del complotto” infatti, per come la vedo io, è più che altro un “plot”, una trama, un sistema attraverso il quale chi detiene il potere economico lo esercita in tutto il mondo, servendosi di governi compiacenti che rendono possibili affari e speculazioni di ogni genere.

Questa trama può essere sconfitta solamente dalla società, che in futuro non dovrà più accontentarsi dei gadget che ci propongono in cambio della nostra complicità, ma dovrà trovare una strada sostenibile, durevole e davvero compatibile con il bene comune, piuttosto che con gli interessi di pochi.

Le armi a disposizione di chi vorrà combattere questa crociata sono l’onestà, la disponibilità, la creatività, la capacità di adattamento, le tecnologie e gli strumenti che renderanno le città sempre più “smart”. Questa è la sfida: le smart cities potranno funzionare perfettamente con cittadini sempre più “stupidi” e teleguidati, ma paradossalmente la forza della rete e delle nuove tecnologie offrirà la possibilità agli individui di emergere e di creare nuove strade e nuove opportunità.

Siete pronti per questa sfida?

#pensierisparsi sugli influencer…

Gagliardini3Quando mi chiedono di intervenire come influencer sorrido… sugli influencer potrei scrivere tonnellate di osservazioni, ma vado dritto al punto: non mi sento un influencer e non credo che ne esistano davvero, se non in particolari nicchie in cui i pochi e veri superesperti di ciascuna materia possono davvero influenzare la gente, aprire nuove strade, dire la propria in modo autorevole e costruttivo.

Quanto agli altri, blogger, social media addicted, etc., questi hanno sicuramente la responsabilità di essere molto visibili e di rappresentare dei piccoli e spesso anche “un po’” influenti media, cosa che le aziende, quasi sempre (mal) consigliate da agenzie e freelance, hanno da tempo compreso e che stanno cercando di sfruttare.

Io stesso sono bombardato da proposte di test a fini di recensione, da inviti ad eventi, feste e manifestazioni, di richieste di pubblicazione, di condivisione o di visibilità. Proposte che talvolta accetto, perché sinceramente interessato o davvero competente, ma senza mai promettere nulla.

È qui che si gioca la partita tra chi cerca visibilità e chi in qualche modo la offre. Nessuno di noi “socialcosi” è davvero un canale specializzato in qualcosa (se non nelle nostre noiosissime faccende legate al web e ai social media); per questo se accettiamo di recensire un prodotto o di provare un’esperienza dobbiamo farlo con umiltà e con responsabilità, perché se ci lasceremo strumentalizzare dalle aziende la nostra credibilità svanirà in un attimo e il senso di quello che stiamo provando a fare, che nella maggior parte dei casi è essere pionieri della rete e delle nuove tecnologie, sarà irreparabilmente mortificato.

Chiunque abbia uno o più canali aperti in rete è a tutti gli effetti un media, un amplificatore, un hub sociale. Siamo maglie di un’unica rete globale, facilmente paragonabile ad un cesto di belle mele, così facili da far risplendere ma anche così terribilmente fragili, in grado di marcire in pochi giorni, a contatto con una sola mela marcia.

#pensierisparsi sulla cultura digitale veicolata attraverso i social

Un altro argomento sul quale credo sia corretto riflettere è il concetto di cultura digitale e di come può essere veicolata attraverso i social. I social sono lo sbocco ideale per chi, come me, voglia fare cultura digitale e indicare alla gente strade nuove. I social media su cui ci esprimiamo oggi, sono solamente “palestre” di quello che ci aspetta da quei a breve. Noi “early adopter” stiamo tracciando un percorso, mostrando quali e quanti benefici possa portare l’introduzione di nuove tecnologie e l’utilizzo di nuovi device, ma quello che ci aspetta (con strumenti come i Google Glass, ad esempio) è qualcosa di assolutamente dirompente.

Il senso di quello che stiamo facendo è racchiuso nel sogno di poter cambiare davvero questa società, demolendo freni e ostacoli come la burocrazia, la scarsa o tardiva conoscenza di territori, opportunità e accadimenti, l’omologazione sterile e molto altro ancora.

L’accelerazione che la nostra società sta subendo è di tipo esponenziale, ma il cervello della gente ragiona ancora in modo lineare, se non addirittura piatto. Stiamo subendo questa crisi, che non è una crisi di tipo economico, ma piuttosto di tipo strutturale, endemico, correlato ad un modello di sviluppo del tutto insostenibile e fallimentare. Urge cambiare, in modo rapido e profondo, ma questo non avverrà, finché la gente si ostinerà ad ascoltare le sirene della vecchia economia ormai moribonda, che sta provando a salvarsi a scapito della gente. È su questo che dovremmo incidere: il mondo digitale potrà rappresentare un incubo terrificante, fatto di androidi stupidi comandati a distanza attraverso chip sottocutanei, oppure un mondo finalmente sostenibile, in grado di trovare strade nuove non più solamente grazie all’intelligenza degli esseri umani (su cui grava pesantemente la loro corruttibilità e imperfezione), ma anche grazie a nuove intelligenze artificiali, che tutti noi speriamo poter essere al servizio di un bene comune e superiore.

#pensierisparsi sulla violenza verbale e il comportamento corretto che ognuno dovrebbe mantenere

Virtuale o reale, ha senso fare ancora questa distinzione? La rete non differisce molto dalla realtà fisica di ogni giorno. Girando per la città ci si imbatte in gente che bestemmia, in scritte oltraggiose sui muri, parolacce urlate al vento, minacce, grida, schiamazzi di ogni genere. La stessa cosa avviene in rete, che piaccia o no.

Ovviamente questi fenomeni vanno combattuti, ove possibile, ma bisogna fare attenzione: la delazione anonima (cosa che più spesso viene lamentata in queste circostanze) non è necessariamente e sempre un male, tanto meno in una società corrotta come la nostra. Cosa sarebbe stata la Roma dei Papa Re, senza un’istituzione come Pasquino? Pretendere che tutti si muovano in rete a viso scoperto e con il documento d’identità in mano, in bella vista, è utopistico, oltre che pericoloso.

I metodi per combattere chi fa del male in rete ci sono già, ma se continueremo a portare in tribunale la gente per ogni minima intemperanza, come già accade, la giustizia non riuscirà mai a fare il proprio corso e nessuno avrà mai la garanzia di avere qualcosa che alla giustizia possa assomigliare.

Occhio, dunque. È molto più semplice prevenire, evitando affermazioni o dichiarazioni provocatorie e spesso inutili, piuttosto che poi lamentare centinaia o migliaia di facinorosi che ci aggrediscono.

#pensierisparsi e il ‘social’ che verrà

Parlando di futuro e di social, non posso evitare di parlarvi di quello che sarà secondo la mia speranza (oltre che per ragionevole certezza), il primo canale social: G+, ovvero Google. Lo sostengo da quando ha esordito, nel 2011: G+ è il nuovo web, quello in cui la macchina (gli spider dei motori di ricerca, ad esempio) e l’uomo collaborano e cooperano per garantire una rete efficace e davvero in grado di rappresentare un nuovo motore per il mondo e per la società.

G+ non sarà semplicemente un social network, ma una piattaforma (la più grande e completa del web) in grado di raccogliere informazioni e dati in tempo reale e su scala globale e di veicolarle in modo ordinato ed efficiente a chiunque abbia interesse o necessità.

Sarà una sorta di “Grande Fratello”, dunque? Per molti versi, lo sarà, ma se sapremo utlizzare questa piattaforma per costruire un nuovo modello di società, piuttosto che per “cazzeggiare” e perdere tempo, questo aspetto resterà soltanto lo sgradevole rovescio di una medaglia splendente e di grande valore.

Autore Claudio Gagliardini

Consulente Freelance, formatore e relatore in Web Marketing, Social Media e comunicazione online.
Sono un esperto di Social Media Marketing (SMM), Web Copywriting e Digital PR, con competenze e partnership in ambito Search Engine Marketing (SEM) e Search Engine Optimization (SEO), che completano la mia offerta di servizi e consulenze, anche in ambito formativo.
Progetto e curo strategie di Comunicazione & Marketing online, con particolare riferimento ai settori del Turismo, Food, Automotive e Real Estate.

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