Il valore delle collaborazioni che nascono sui social network

Il valore delle collaborazioni che nascono sui social

Social Network… sai quella cosa col pc che ci smanettano i ragazzini? Facebook, Twitter, quelle cose lì.
Perdite di tempo.

Sì è vero, se passi la giornata a giocare o in una chat erotica serve a poco.
Anche se perdi tempo con i like ai gattini non porta a molto.

Ma se vai un pochino più in profondità, se cerchi di conoscere le persone con cui ti rapporti e senza pregiudizi provi ad ascoltare quanto dicono, di cosa si occupano e al contempo concedi parte dei tuoi pensieri e della tua essenza con misura e buon senso, allora lentamente scopri che dall’altra parte del mondo c’è uno che non la pensa proprio come te su tutto, ma con cui vai d’accordo tanto.

Uno che ti sembra quasi un amico e poi magari scopri, ma per caso dopo mesi di scambi d’opinioni e battute e idee, che fa quel lavoro, .. si proprio quello che serve a te e tra il tuo giro offline non c’è nessuno che fa queste cose che fa lui e allora: chiedi.

Nasce una collaborazione, on-line.

Un tipo di collaborazione che ha molteplici vantaggi perché quello spiritello chiamato social crea dinamiche molto simili alla vita offline, con discussioni e punti di vista che possono convergere o meno e con tutti i presupposti che servono per mantenere una relazione offline, ma senza la presenza fisica.

Un limite?

In parte, ma un limite a lungo termine, mentre nell’immediato questa mancanza di fisicità risulta un vantaggio: permette di “misurarsi” a vicenda senza troppe implicazioni.

Con un click elimini, in qualunque momento.

Questo dà una certa sicurezza nella costruzione del rapporto, come c’è sicurezza nella mancanza di informazioni non verbali.

L’esigenza di esprimersi al meglio per evitare fraintendimenti, e quindi quella di scusarsi prontamente nei casi in cui si verificano, porta ad essere molto centrati sul meglio che abbiamo da offrire, senza per questo perdere la nostra identità.

Il carattere di ognuno viene come enfatizzato nel bene e nel male. Ed è qui che avviene una selezione naturale, che si effettua quella scelta, quasi inconsapevole, di un amico. Sì,  perché alla fine nascono amicizie che sono forti e che durano nel tempo.

Queste affinità elettive sono garanzia di quel qualcosa in più che non trovi offline.

Basta rifletterci un attimo: quando a cercare il tuo aiuto, anche professionale, è un amico dai sempre quel qualcosa in più di indefinibile, ma che fa un’enorme differenza tra un lavoro ben fatto e qualcosa di straordinario: ci metti il cuore.

Sono quei cinque minuti in più che dedichi a quel lavoro, quelle quattro parole in meno dette e le tre in più ascoltate. C’è quella sfumatura di pazienza diversa che si concede solo ad una persona con cui hai rapporti che in qualche modo ritieni importanti.

Se resta imprescindibile un incontro reale, prima o poi, per consolidare e confermare questa nuova relazione, è anche vero che la distanza e la voglia di non deludere chi, in qualche modo ci piace, porta a fare quel piccolo extra in maniera quasi inconsapevole, che si rivelerà determinante nella riuscita del progetto, quale esso sia.

La collaborazione nata sui social si alimenta della diversità dei contesti di ognuno dei partecipanti.

Lavorare con più persone tutte molto distanti fra loro nella vita reale, ci consente di apportare un valore aggiunto dato da usi, costumi, conoscenze e relazioni che altrimenti non si incontrerebbero mai.

Ogni membro di un team nato tramite i social, non porta solo sé stesso, ma anche il territorio in cui vive e con esso tutte le risorse che ne conseguono.

Dieci soggetti che vivono a Roma, possono incontrarsi più facilmente, ma sfrutteranno le risorse date dalla città e poco più, e spesso queste risorse saranno le stesse per tutti.

Quando invece i partecipanti ad un progetto vivono in mondi diversi è estremamente difficile che possano avere una fonte comune di risorse.

E’un vantaggio a doppio senso, perché le nuove opportunità offerte da una collaborazione in rete, avranno inevitabilmente ricadute positive anche sul contesto e sul territorio in cui vive ognuno di noi.
In sostanza la collaborazione nata sui social, anche solo tra due persone, sarà fonte di opportunità per migliaia di soggetti e le piccole realtà locali.

Vincono tutti.

Questo è il motivo per cui ho trovato geniale l’idea di Rachele: Cowinning.

Per quanto questo team di persone straordinarie abbia scelto una linea, una sorta di “politica aziendale” non commerciale, sposando ora la diffusione di contenuti di utilità sociale, ora informazione pura e quant’altro, resta un esempio da seguire.

Cowinning è un sistema che dimostra come con un numero relativamente esiguo di persone che si impegnano per una ragionevole quantità di tempo, si possa gestire al meglio un progetto di collaborazione con risultati ben al di sopra delle aspettative e delle possibilità del singolo o di una piccola realtà locale, il tutto a costo quasi zero.

Se questo modello venisse applicato da un gruppo di PMI, anche con una caratterizzazione commerciale volendo, diminuirebbero drasticamente i tempi di sviluppo di ogni realtà con positive ricadute anche occupazionali, sui territori in difficoltà e, aspetto da non sottovalutare, in tempi molto più rapidi di quanto si possa realizzare con qualunque altro mezzo.

Si porterebbe nel mondo reale la parte buona della velocità che caratterizza il web, la sua capacità di crescita e di generare opportunità e diffusione di idee.

Qui siamo di fronte ad un’altra di quelle situazioni in cui la domanda non è più “quanto mi costa farlo”, ma piuttosto “quanto CI costerà non farlo”.

Autore Andrea Girardi

HR Specialist, advanced training for #freelance, #managers and #entrepreneurs…Ma è solo una copertura per cose più semplici.

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