Polvere di pixel. Presente e futuro dell’audiovisivo tra cinema e web

Polvere di pixel - relazione tra cinema e web

L’audiovisivo nel web ha delle caratteristiche che lo distinguono dal cinema e dalla televisione. Queste differenze partono da una considerazione fondamentale: sul web si ha a che fare non solo con uno spettatore ma con un utente, che nello stesso tempo è in grado di aprire altre finestre e svolgere velocemente tante operazioni.
Un autore che vuole creare video narrativi per il web, che strategie adotta per mantenere la soglia di attenzione più alta possibile? Ho rivolto questa e altre domande a
Filippo Ceredi, filmmaker e cofondatore della rivista MilanoCittàAperta

-Cinzia Del Manso-

Il cinema, come lo abbiamo conosciuto fino a ora, può avere una sua ragione d’essere, uno spazio espressivo autonomo e privilegiato nel mare magnum del web?

Il web offre spazio per sua natura a una moltitudine di prodotti di scarso livello, ma è anche il canale in cui possono emergere – molto più democraticamente che al cinema e alla televisione – opere di autori sconosciuti al grande pubblico. D’altro canto in questi ultimi mesi comincia a verificarsi un fenomeno nuovo. Recentemente ho partecipato alla realizzazione di una serie intitolata “Il rumore della memoria“, commissionata al regista Marco Bechis dal Corriere della Sera, e questo è uno dei pochissimi esempi finora in cui si è deciso di portare l’autorialità nell’audiovisivo di narrazione sul web. Credo che questo sia un segnale inequivocabile dell’autonomia che il web sta conquistando come canale originale per i contenuti video.

Con i tempi mordi e fuggi del web si possono raccontare solo storielle o c’è spazio anche per le storie? Voglio dire, la velocità di consumo e le continue distrazioni sono un bel problema… Come si affronta?

Infatti il lavoro dell’autore in questo caso si concentra sugli elementi che permettono di mantenere viva l’attenzione a breve termine. Prima di tutto dovrà privilegiare la linearità del racconto, un po’ come si farebbe con una trasmissione radiofonica, e nella ricerca del ritmo si potrà permettere solo pause molto brevi.
Un altro elemento di grande importanza è il suono, che viene solitamente percepito in maniera più diretta dell’immagine. Prendiamo l’esempio del “Rumore della memoria”: la voce di Vera Vigevani Jarach percorre quasi tutta la serie, quando non la sentiamo non è perchè lei non ci sia, ma perchè è in ascolto di qualcun altro che le sta raccontando qualcosa. Quindi la sua voce diventa automaticamente il suono familiare che ci fa riconoscere di essere lì, a contatto con quella storia, anche se di fronte a noi abbiamo nel frattempo aperto un’altra finestra. Lo stesso titolo della serie fa riferimento a due elementi fondamentali della storia di Vera, i treni e gli aerei, i cui rumori sono il cardine della colonna audio. La ripetizione e l’accento di questi suoni è di grande aiuto nella punteggiatura della serie e anche per mantenere viva l’attenzione del pubblico.

serie web "Il rumore della memoria"

Still frame tratto dalla serie web “Il rumore della memoria”, puntata 3: “Sui banchi della memoria”


Per quanto riguarda l’aspetto visivo, quali sono le regole grammaticali del web?

Dal punto di vista dell’immagine è a maggior ragione importante mantenere il principio della continuità (direzione, luce, dettagli) a meno che il potere evocativo della narrazione non sia proprio basato sul cambiamento dell’immagine.
La lettura dell’immagine inoltre deve essere mediamente più leggibile, perché è possibile che il video venga visualizzato su uno smartphone, oltre che sul monitor di un computer o di un tablet. Durante la lavorazione della serie web con Marco Bechis, dopo alcune modifiche del montatore rivedevo le clip stando a 3/4 metri dal monitor, così da visualizzare l’immagine nella dimensione di uno smartphone e capire se il video fosse sufficientemente leggibile nel formato minimo.

Realizzare un video amatoriale per il web è alla portata di tutti, basta uno smartphone. Ma per i video professionali che attrezzatura di base occorre? Quanto bisogna investire?

Il progresso tecnologico degli ultimi 10 anni ha reso possibile ottenere immagini di ottima qualità utilizzando nella modalità video le macchine fotografiche reflex. In questo periodo una grande quantità di opere anche cinematografiche sono state realizzate quindi senza dover fare un grosso investimento. Il mercato del web offre molte occasioni sull’usato, ma parlando di attrezzatura nuova con 1.500/2.000 euro si è già in grado di girare con una camera, un discreto obiettivo, microfono e registratore audio. Da qualche mese sono uscite sul mercato delle piccole videocamere che stando sugli stessi prezzi possono girare in full HD e con l’audio professionale, e che per molti aspetti sono più maneggevoli delle reflex.

 Il web si presta alla pirateria più di qualsiasi altro canale. Pensi che il Copyright sia ancora utile almeno come strumento (blandamente) dissuasivo? In che altro modo si può tutelare il diritto d’autore?

Trovo ridicolo che a tanti anni dall’inizio della pirateria di massa di musica e video sia ancora possibile farlo senza di fatto correre il rischio di una multa. Il Copyright di per sé non è uno strumento dissuasivo, perché fa capo alla coscienza di ciascuno e non può quindi considerarsi efficace: anche in una comunità in cui ci fosse una cultura diffusa sul diritto d’autore, sulle prestazioni intellettuali e il lavoro artistico (e purtroppo non è il caso di quella italiana!), è molto probabile che le persone continuerebbero a procurarsi gratuitamente quello che desiderano. Quindi suppongo che gli ostacoli effettivi alla violazione del diritto d’autore vadano principalmente in due direzioni: da un lato adottare sistemi per cui un video coperto da Copyright è visibile una tantum a un certo prezzo e scaricabile a un altro prezzo (con pagamenti equi e praticamente facilitati) ed è individuabile l’esatta provenienza di quel video nel momento in cui venga caricato su un server per la condivisione pirata, in questo modo almeno il responsabile della violazione sarebbe multabile. Dall’altro incentivare la pubblicazione di opere tutelate da altre licenze che non siano il Copyright, come ad esempio i Creative Commons. Questo non per sostituire il Copyright ma per far presente che l’opera in questione è visibile – gratuitamente o tramite un’offerta – perchè l’autore o gli autori hanno deciso che fosse importante dare la maggior circolazione possibile a quell’opera, a scapito magari del loro guadagno personale.
È vero che gli artisti sanno spesso accontentarsi di poco, ma affrontare questo problema è di importanza cruciale per la sopravvivenza dei mestieri e delle opere di valore artistico.

Un’ultima domanda: il cinema è una magnifica ossessione, il web che cos’è?

Posso dire di essere entrato in contatto attraverso il web con un gran numero di opere che non hanno mai trovato sbocco nella distribuzione cinematografica o televisiva in Italia, quindi penso che sia un grande terreno di conoscenza e di confronto collettivo, dove quasi tutti quelli che hanno accesso a una connessione e voglia di fare possono decidere di ricevere gli input che desiderano, non sottostare ai contenuti dominanti e dare al mondo i propri. L’audiovisivo di narrazione sul web penso che diventerà un’altra magnifica ossessione, e magari un giorno avremo sul territorio tante sale in cui verranno proiettate pubblicamente rassegne di opere realizzate per il web, che ci faranno ritrovare il piacere unico di guardare e sentire un film in un luogo buio e silenzioso.

Filippo Ceredi

Autore Filippo Ceredi

Filippo Michelangelo Ceredi nasce nel 1982 in Svizzera, ma dal giorno dopo è a Milano. Conclusi gli studi in filosofia, comincia a percorrere la strada delle arti visuali praticando fotografia e video. E’ co-fondatore della rivista online MilanoCittàAperta e affianca il regista Marco Bechis nella realizzazione del film “Il sorriso del capo” (2011) e della serie web “Il rumore della memoria” (2014).
Nel 2013 alla galleria Derbylius di Carla Roncato espone la sua prima personale, Cassandra Ritratta, una collezione di fotografie di Cassandra Casbah, personaggio underground interpretato da Gianluca De Col.

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